Chi è il beato Bonaventura da Barcellona?
Il beato Bonaventura è un frate francescano spagnolo, all’anagrafe Michele Battista Gran, nato a Riudoms (vicino Barcellona) in Catalogna (capitale Barcellona) il 24 novembre 1620 e ritornato alla casa del Padre il 11 settembre 1684 mentre si trovava a Roma nel convento del Palatino di San Bonaventura da Bagnoregio (dal 1972 il corpo è stato traslato a Barcellona).
E’ il fondatore dei conventi di ritiro nella provincia romana dei frati minori dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.
E’ stato definito: apostolo di Roma, frate santo, pellegrino, riformatore, maestro di spirito.
Proclamato venerabile il 15 agosto 1775 durante il giubileo e beato il 10 giugno 1906.
Il 9 dicembre 1909 è stato ripreso il processo di informazione per la canonizzazione.
La prima biografia del beato è del 1723 curata dal P.Francesco Galluzzi S.J.; poi nel 1786 da Fr. Luigi da Roma ofm; e successivamente nel 1901 da Fr. Emilio Crivelli, nel 1906 da P.Ciro da Pesaro ofm e da P. Leonardo Baroncelli da Pofi ofm; ed infine alcuni studi di P.Antonio Wallenstein ofm nel 1950 ed a P.Tommaso Maggi ofm nel 1970.
La sua iconografia è stata oggetto di studio dello scultore belga Arnold Van Westerhout (1651-1725) e dell’incisore John Colin che lo ritrassero con le mani conserte. Nel giorno della beatificazione il prof. Tommaso Senatori dipinse il miracolo di Marsiglia e il com. Virginio Monti curò lo stendardo dal titolo ‘la gloria del beato’ in cui gli angeli suonano la lira e sorreggono il libro degli statuti del ritiro (ad imitazione della gloria di San Leonardo di Pietro da Copenaghen).
Nel 1984 Francesca Angeloni lo dipinse ponendogli tra le mani San Francesco.
E’ una figura del XVII secolo, come inquadrarlo storicamente?
La sua figura si colloca nel ‘seicento’, al centro dell’età moderna (1492-1789) in cui tra guerre, carestie, epidemie, fame e alte mortalità nel suo paese di origine, la Spagna vive il secolo della decadenza e in Europa l’assolutismo monarchico combatte per la supremazia di nuove potenze determinate dalla pace di Westfalia del 1648 in cui si inizia il disegno di ‘ Stato’ ma anche a delineare il confine tra sfera religiosa e sfera laica.
E’ il secolo in cui la Chiesa vive un nuovo capitolo: la fondazione di Propaganda Fide, definita da Paolo Vi come una pietra miliare nella storia della Chiesa, lo sviluppo delle confraternite, lo svolgimento di ben 43 giubilei straordinari….e la minaccia del pericolo turco.
Per lo storico francescano Lazaro Iriarte ofm cap. questo secolo è inserito in quel periodo di tempo che egli ha chiamato ‘ il tempo delle trasformazioni all’interno dell’Ordine stesso.
L’Ordine francescano fotografato in quel periodo aveva tre famiglie:i conventuali, i cappuccini dal 1525 e gli osservanti, dal cui seno si svilupparono movimenti di riforma sull’interpretazione della Regola contro la mondanizzazione dell’Ordine.
In questa prospettiva il beato Bonaventura ha dato un contributo di riforma con la creazione dei conventi di ritiro.
Ma come si arriva a questo e quale è stato il suo cammino?
Il beato Bonaventura all’età di 8 anni dovette lasciare la scuola ed essere pastore di gregge per obbedienza ai genitori e così ancora all’età di 18 anni contrarre matrimonio.
Di comune accordo con la moglie, vissero in castità e l’anno dopo rimasto vedovo chiese ed ottenne di entrare nel noviziato dei Recolletti a Escornalbon in Catalogna.
Il giorno di San Bonaventura da Bagnoregio il 14 luglio 1650 prese l’abito e il nome del santo.
Qui per undici anni (1640-1651) esercitò i suoi uffici: cuoco, catechista dei bambini, portinaio, questuante, infermiere ed eremita in un romitorio.
I suoi modelli furono: il missionario Nicolas Del Puerto detto San Diego d’Alcalà (1400-1463), l’ex benedettino San Salvatore d’Horta (1520-1562), San Pasquale Baylon (1540-1592) proclamato patrono dei congressi eucaristici nel 1897, San Pietro d’Alcantara (1499-1527) proclamato patrono delle guardie notturne.
Sono figure umili ma forti nello spirito. In modo particolare San Pietro d’Alcantara scalzo ed eremita, fa memoria della Passione di Cristo, pianta croci dopo la missione.
Il beato Bonaventura è affascinato dai ‘sacri monti o calvari o santi deserti’ di cui la Spagna vanta una vasta fioritura, tra l’altro il santuario della Madonna di Monserrat in Catalogna, di cui lui è devoto, ha intorno al santuario ben tredici eremi e proprio qui Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) all’atto della sua conversione venne a ritirarsi.
Alcuni anni prima nel 1626 a Roma era stato pubblicato il libro di P.Antonio Daza ofm che stabiliva la via crucis in quei ritiri e forse in questo clima si è attribuito al beato Bonaventura un ‘Officio De Passione Domini’ consistente in un insieme di riflessioni ed esortazioni.
Nel suo pellegrinaggio intrapreso nel 1658 che lo porterà da Barcellona a Roma, passando per Marsiglia, Genova, Loreto ed Assisi è ispirato da apparizioni mariane e dalle voci di San Francesco e del crocifisso a maturare la fondazione dei conventi di ritiro quale istituto di perfezione.
Queste domande fanno parte dell’articolo “INTERVISTA SUL BEATO BONAVENTURA GRAN DA BARCELLONA ofm (1620-1684) – ANNO GIUBILARE BONAVENTURIANO 1662 – 25 NOVEMBRE – 2012 (350° DI FONDAZIONE DEL RITIRO)” la cui pubblicazione ci è stata gentilmente concessa dal Prof. Umberto Massimiani.
L’intervista è pubblicata a puntate sul nostro sito.Per vedere le altre puntate, cliccate qui.
























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